"Tutto si regge su una comunicazione ambigua e parziale" 


Venerdì 18 febbraio 2011 al palazzo della  Gran Guardia di Verona si è tenuto un incontro pubblico dal titolo interessante e promettente "Tira una brutta aria. Cosa respiriamo a Verona" - facciamo il punto e prendiamo impegni per l'ambiente -, organizzato dal PD poichè l’amministrazione, pur sollecitata non ha mai voluto affrontare apertamente l’argomento, come è stato espressamente dichiarato dal Consigliere Montagnoli.

Al microfono si sono susseguiti il prof. Dino Zardi ingegnere ambientale dell’Università di Trento, il dottor Massimo Valsecchi alla direzione dell’ Ulss 20 dipartimento prevenzione e la dottoressa Francesca Predicatori dirigente Arpav di Verona. 

La prima cosa da sottolineare e ricordare a tutti gli ascoltatori è banale ma essenziale: l’aria non ha confini ed è quindi impensabile immaginare di non assumersi delle responsabilità e delle posizioni in quanto “il determinato problema non è nel territorio del mio comune”: la Pianura Padana è il territorio, e non le interessano i  confini municipali!

E questo è il motivo per il quale dovrebbero essere addirittura le regioni a intervenire con dei piani realizzati ad hoc. 

Benvenga la volontà e la saggezza di quei 18 nostri Comuni che hanno scelto di unirsi cercando strategie collettive seppure individuali a favore della riduzione di emissioni...

Tuttavia, nonostante l’informatica sia alla portata di tutti, non è ancora in via di  completamento  il cosiddetto “catasto delle emissioni”, ossia quella raccolta dati ad uso pubblico che dovrebbe consentire ai ricercatori di non perdere mesi per il reperimento di dati dai quali partire: si tenga presente che tra il reperimento dei dati e le successive elaborazioni, per realizzare il piano di qualità dell’aria, (che altro non è che una relazione tecnica e complessiva e non l’attuazione di misure di salvaguardia della nostra salute) realizzato grazie alla presa in esame dei 18 comuni che hanno deciso di unirsi, della Provincia di Verona, dell’Arpav, dell’Ulls 20 e dell’Università di Trento, ci sono voluti ben 34 mesi! 


Da questo piano vengono solo tracciate le linee direttive in base alle quali i singoli comuni dovranno pianificare scelte conciliando piano del traffico, del commercio, dell’urbanistica ecc, secondo le loro priorità... (mi sorge amara la domanda: saranno serviti a qualcosa gli interventi preventivi quando, tra un discorso, un’analisi, una bocciatura, una ridiscussione, un nuovo progetto...non ci saranno più cittadini abbastanza sani o vivi per goderne?)

Molte cose sono state dette e precisate, a partire dall’acquisizione dei dati, delle variabili delle emissioni e delle loro trasformazioni nell’atmosfera, della loro ricaduta a terra dell’esposizione sulla popolazione...

Processi illuminanti e interessanti, anche perchè è stato precisato che Verona non può nemmeno ottenere deroghe rispetto all’Europa in quanto non si sono visti miglioramenti significativi a partire dal 2006, anno in cui Verona è passata in fascia A, cioè nella fascia di massimo inquinamento, obbligata a realizzare un piano della qualità dell’aria!


Tristemente curioso è venire a sapere che Verona suscita particolare interesse tra i ricercatori e che è spesso soggetto di tesi di laurea.


Il Dr. Valsecchi ha precisato la necessità di una coordinazione dei vari piani da parte dei politici e ha ben sottolineato che ciascuna scelta di cambiamento comporta degli impegni che possono avere dei costi di diverso tipo per i cittadini, ma anche che molti interventi potrebbero avere come contropartita dei considerevoli risparmi economici,e ha fatto numerosi riferimenti a modelli positivi che possono venire dal Trentino Alto Adige , dalla Germania o dalla Svizzera.

Mi ha personalmente dato da pensare il suo nominare più di una volta ed esporre in diapositiva la  Panda a metano, come se fosse l’unica auto acquistabile con questa caratteristica, anche se il distributore domestico di metano proposto nell’immagine e utilizzato a Bolzano (in una regione a statuto speciale), ma non da noi  solo per una questione di diversa tassazione sul metano da riscaldamento o per uso carburante, rimane una proposta affascinante.

Vari suggerimenti sulla ristrutturazione termica di abitazioni datate, così come di strutture pubbliche; interessante la proposta dell’uso della geotermia  mentre le  nostre acque calde sotterranee sono attualmente sfruttate solo...per riscaldare il nuovo canile!

Sottolineato che gli studi attuali vedono per la città di Verona il traffico come massima causa di inquinamento, Valsecchi ha ribadito che è stato ovviamente paradossale incentivare in loco lo sviluppo della fiera e dell’ospedale di Borgo Trento e continuare a fare progetti di attrattori di traffico, come il polo di Verona Sud, l’autodromo e le ex cartiere, anzichè realizzare polmoni verdi e piantare alberi.


Se Valsecchi ha proposto diverse idee valide, mi ha comunque delusa nel momento in cui dal fondo della sala qualcuno ha chiesto come mai in Provincia non avesse fatto cenno ed esposizione degli 8 argomenti trattati in questa serata, che pure ha affermato essere stati stilati da parecchio tempo. 

Ma la struttura stessa della serata, con la raccolta collettiva delle domande e la scelta arbitraria delle risposte da dare in un secondo tempo, ha permesso di eludere fin troppo facilmente le domande scomode. Così come è stato facile zittire Nottegar che, pur sapendo che l’inceneritore e il traforo erano esclusi dall’ordine del giorno, ha ovviamente tentato di ottenere risposte a riguardo, anche perchè, in un piano indirizzato a correggere l’inquinamento atmosferico e le sue cause, non discuterne neanche in parte, a mio avviso, è stata una falla molto grande e ha ridotto non di poco il valore dell’incontro. Soprattutto quando è stato risposto seccamente dal consiglere Montagnoli “La discussione su Cà del Bue la facciamo un’altra volta!”


A tale proposito sono stati emblematici due momenti: quello del prof.Zardi che ribadiva a Nottegar che gli studi sono scientifici e inconfutabili a meno che non si rilevino errori di calcolo,  pur avendo confermato con un "si" della testa e durante una discussione che il piano stesso era stato realizzato con dati incompleti sulle nuove opere in corso di realizzazione e la successiva dichiarazione che “addirittura per il cantiere stesso di un’opera importante e di grandi dimensioni andrebbe fatto uno studio di impatto ambientale” e il momento in cui la dottoressa Predicatori dirigente Arpav, nell’esposizione sostenuta e vivace dei vari progetti per riduzione delle  emissioni, una volta nominato il completamento dell’estensione del teleriscaldamento ha avuto una pausa più lunga delle solite e deglutito prima di ricominciare: forse è una mia impressione, ma ho avuto la classica sensazione dell’”ormai l’ho detto!”


La dottoressa ha  inoltre spiegato in maniera più ampia la parte strutturale relativa all’applicazione del piano stesso, definendo le competenze specifiche dei vari organi e delle sovrastrutture, dal coordinamento delle strutture stesse, all’informazione e alla formazione, alla pianificazione soprattutto preventiva piuttosto che correttiva.


Certo è che la maggior parte degli interventi e le argomentazioni sono state incentrate quasi totalmente sul traffico, visto da più punti di vista, il servizio pubblico generico e a chiamata, servizio pubblico per l’aeroporto e i vari attrattori di traffico, l’incentivo al servizio informatico di diversi uffici per evitare viaggi a vuoto.

Non ho sentito nessun tipo di intervento di bonifica di impianti industriali, se non relativamente alla riduzione del traffico ad essi collegato, acciaieria compresa.... e ho avuto la sensazione che talvolta la risposta non fosse esattamente la riduzione dell’inquinamento, quanto lo spostarlo in aree poco abitate....ma se fossimo proprio noi a vivere lì? Ci si dimentica forse che dietro a una statistica ci sono persone in carne ed ossa?

In ogni caso si parla e studia da anni e la gente si ammala...e si parla di benefici forse per i nostri nipoti. A mio avviso un po’ tardi...


Forse sarà utile  sapere che fino al 4 aprile 2011 sui siti dei 18 Comuni inserirti nel Piano della qualità dell’aria è possibile effettuare le proprie considerazioni sul VAS, Valutazione Ambientale Strategica sempre che riusciate ad accedere, perchè io non sono riuscita, a conferma del fatto che spesso le strutture comunicano poco e male, ciascuna lavorando individualmente anzichè collettivamente al proprio progetto, sia esso commerciale, urbanistico o quant’altro... e la mancanza di un dialogo costruttivo è sempre una grave carenza in qualsiasi ambito questa si presenti. E' intervenuta in questo senso, a conclusione di serata, Stefania Sartori, lamentando ostentatamente il fatto che il Piano dell’aria sia rimasto secretato e non illustrato dall’amministrazione alla cittadinanza, la difficoltà dell’integrazione tecnica e dei settori dell’amministrazione e della politica, che arrivano addirittura a proporre e realizzare progetti che si elidono tra loro.


Stefano Vallani ha invece concluso portando esempi europei di città virtuose e di alternative sostenibili... cosa che qui in Veneto forse non è ancora pienamente creata nemmeno nell’immaginario e ricorda i grandi paradossi della amministrazione Veronese riguardo al filobus ibrido, elettrico in periferia e a gasolio in centro, e quello tra l’incentivazione della raccolta differenziata a Verona città , in linea con l’Europa e la prevista attivazione di Ca del Bue che dovrà addirittura importare immondizie - e traffico!!- per poter funzionare!